sabato 24 dicembre 2016

Stampante Inkjet contro sublimazione

Le stampanti provate in questo confronto impiegano due tecnologie per produrre fotografie: l’inkjet o getto d’inchiostro e la sublimazione termica.

Il funzionamento delle stampanti inkjet è noto a tutti, vista la loro diffusione: l’inchiostro liquido contenuto in un serbatoio (cartuccia) viene spruzzato sulla pagina attraverso degli ugelli posti sulla testina di stampa.

Lo spruzzo si ottiene riscaldando l’inchiostro fino a creare una bolla di gas che spinge fuori la goccia (sistema a getto d’inchiostro termico, usato sulla Hp) oppure spingendo in avanti tramite un impulso elettrico una membrana che a sua volta fa uscire l’inchiostro. Meno noto è il funzionamento delle stampanti a sublimazione.
In esse l’inchiostro è un colorante solido, spalmato su un nastro avvolto su due rulli e largo quanto l’immagine da stampare (vedi schema).
Lungo il nastro si susseguono zone colorate in giallo, magenta e ciano, ognuna grande quanto la pagina da stampare.

 Per creare l’immagine, la carta viene messa in contatto con il nastro inchiostrato, e passa sotto una testina termica larga quanto il foglio. Nei punti dove l’inchiostro va trasferito, la testina riscalda il colorante che per il calore passa da solido a gassoso (sublimazione) e va a depositarsi sulla carta, dove torna solido.
Con tre passaggi, uno per ogni colore fondamentale, si ottiene l’immagine completa. I
l vantaggio della tecnologia a sublimazione è che ogni singolo punto della stampa può assumere un colore qualsiasi, in quanto i colori allo stato gassoso possono sovrapporsi e mescolarsi, contrariamente a quanto succede con l’inkjet, dove per ottenere per esempio un punto verde bisogna affiancare numerose gocce di colore ciano e giallo nelle giuste proporzioni.

Costo d’esercizio 

Uno dei maggiori problemi per gli utenti di stampanti inkjet è sempre stato quello di quantificare il costo d’esercizio della macchina. Nel caso di queste stampanti, tre produttori su quattro hanno semplificato il calcolo, offrendo confezioni di consumabili comprendenti carta e inchiostro in quantità specifiche.
 I dati riportati sul tabellone si riferiscono al materiale di consumo più diffuso, ovvero la carta 10 x 15 a medio spessore, ma ogni produttore offre poi altri tipi di consumabili (carta per etichette, copertine di CD, biglietti da visita e via discorrendo).

 In assoluto, la stampante più costosa da mantenere risulta la Kodak, a 29 euro per 40 stampe, seguita da Canon (15 euro per 36 stampe) ed Epson (39 euro per 100 stampe). Hp purtroppo vende separatamente cartucce e carta, per cui il calcolo risulta più complesso, ma alla fine si arriva a circa 35 centesimi a stampa in condizioni comparabili alle altre marche.
Da notare però che Hp accetta tranquillamente carta comune (perfett
a per fare le prove...) e che la cartuccia 57 di Hp è molto facile da rigenerare (o riempire...) e questo consente di abbassare drasticamente i costi. Ciò non è possibile con le macchine a sublimazione e, al momento, non ci risulta che qualcuno sia riuscito a rigenerare le cartucce della PictureMate.

 In sintesi


 La Epson PictureMate si è rivelata la macchina più versatile e da un punto di vista qualitativo è riuscita addirittura a imporsi sulle macchine a sublimazione.
Per essere perfetta le manca un vero display. La Canon è un oggetto sobrio senza fronzoli, valido se avete una fotocamera PictBridge o se lavorate con la stampante collegata al computer. Se siete nomadi per vocazione, ne esiste una versione a batteria e capace di ricevere i dati anche via infrarosso, da palmari o cellulari, è la CP330.

Se avete una fotocamera Kodak, la Easyshare è un acquisto naturale, ma preparatevi a sborsare parecchi quattrini per ogni stampa. Se volete una stampante semplicemente comoda da usare, e accettate volentieri una qualità di stampa solo leggermente inferiore alle altre in cambio di costi di esercizio ridotti al minimo, siete l’acquirente ideale per la Hp PhotoSmart.

La migliore  soluzione  per stampare le foto

giovedì 22 dicembre 2016

Politica di Yahoo

Il caso ha dell’incredibile. 
Yahoo! ha negato ai genitori di Justin Ellsworth, un giovane marine ucciso da una bomba nella provincia irakena di Al Anbar, password e nome utente per accedere alla casella di Web mail del figlio e per poter leggere e conservarne le e-mail.

 I portavoce della società hanno spiegato che la privacy non ammette eccezioni e che gli accordi stipulati con gli utenti, in materia di protezione dei dati personali, devono essere rispettati sempre e in ogni caso.

La rigidità del provider è parsa fuori luogo a gran parte dell’opinione pubblica americana. Alcuni uffici legali si sono dichiarati pronti a sfidare Yahoo! nelle aule dei tribunali offrendo assistenza alla famiglia.
Molti hacker invece hanno annunciato di voler fare a gara per violare la casella di posta di Ellsworth e fornire così ai genitori la relativa password.

La politica di Yahoo! in materia rimane isolata: un altro colosso hi-tech, America Online, consente ai parenti l’accesso alla casella postale di un defunto dietro presentazione del certificato di morte.
I genitori di Ellsworth hanno tre mesi di tempo: è questo il periodo massimo di “vita” fissato da Yahoo! per una casella di posta che rimanga inutilizzata.

sabato 27 agosto 2016

Microsoft Photo Editor non fa aprire le foto


Quando un componente di Microsoft Office si comporta in modo strano, bisogna lanciare nuovamente il suo programma di installazione e scegliere, dal menu iniziale, l’opzione per riparare l’installazione, oppure per aggiungere e togliere funzionalità.

L’errore descritto potrebbe dipendere dalla rimozione del filtro d’importazione JPEG di Office, che non è utilizzato da altri programmi di elaborazione delle immagini.
 Verifica di aver selezionato tutte le opzioni necessarie; in caso di dubbi puoi disinstallare completamente Office, quindi riavviare il PC e installare nuovamente la suite.
La disinstallazione non cancella le impostazioni (se non chiedi esplicitamente di farlo), che saranno conservate alla successiva reinstallazione.

L’unica seccatura sarà le necessità di ripetere la procedura di attivazione che, se effettuata attraverso Internet richiede pochi secondi. A volte Photo Editor apre senza difficoltà tutte le immagini se si lancia il programma e si usa la voce Apri del menu File, mentre facendo doppio clic sull’icona dell’immagine appare un messaggio di errore oppure si apre un programma indesiderato.

Per rimediare, seleziona l’icona dell’immagine JPEG con un singolo clic del tasto sinistro del mouse, quindi fai clic con il tasto destro e scegli dal menu la voce Apri con... /Programma.

Si aprirà una finestra di selezione: metti il segno di spunta nella casella “Usa sempre questa applicazione per aprire questo tipo di file” e seleziona dall’elenco Microsoft Photo Editor (o il programma che preferisci).
Se non appare, fai clic su Altro e scegli l’eseguibile di Photo Editor: normalmente il suo percorso completo è “C:\Programmi\File comuni\Microsoft Shared\PhotoEd”.

lunedì 15 agosto 2016

Come creare una Web Radio Gratis

Semplificando, per realizzare una radio on-line servono essenzialmente un PC, due software e una connessione.
Naturalmente occorre anche una fonte sonora: può essere musica proveniente da un lettore CD o una voce filtrata da un microfono.

 I suoni vanno poi digitalizzati tramite un encoder:


 attraverso un computer la fonte audio viene codificata in un formato compresso MP3. Per quest’operazione serve un software apposito.
Nel caso descritto nell’articolo, dedicato agli utenti Windows, è stato usato Winamp, ma gli utenti legati alla comunità free software e open source preferiscono alternative come Muse o Darkice.

 Il server è indispensabile per distribuire il segnale della vostra radio on-line: una volta ricevuto, viene ridistribuito a chi lo richiede (si connette alla vostra URL).


Lo stesso PC può fare sia encoding che streaming, e lo stesso server può fare stream per due radio diverse, ma questo implica una riduzione della banda a disposizione e della qualità del suono.
Qui i software da usare sono Shoutcast nel caso di Windows e Icecast, per open source.
Infine, per ascoltare le web radio servono client appositi, tipicamente Winamp per gli utenti Windows, e Xmms nel caso dell’open source.
Per istruzioni più dettagliate su come farsi una web radio in casa con una dotazione totalmente open source si rimanda all’indirizzo.

Ulteriori informazioni sulle trasmissioni radio via web

mercoledì 22 giugno 2016

futuro tecnologico

Un’occhiata al futuro 


Prevedere il futuro è impossibile, ma la maggior parte degli esperti concorda su alcune tendenze che influenzeranno la produzione dei computer che ci portiamo addosso. Il telefono cellulare tenderà ad assumere sempre più funzioni, finendo per confondersi con un PC palmare.
 Solo la dimensione dello schermo, l’autonomia e la selezione di programmi preinstallati resteranno differenti, perlomeno nei modelli più comuni, perché un PC palmare richiede una dimensione dello schermo non inferiore ai tre pollici.

Per superare anche questo ostacolo, bisognerà attendere l’arrivo degli schermi flessibili, già funzionanti nei laboratori dei maggiori costruttori di elettronica come Philips .
Gli schermi flessibili assomigliano agli attuali pannelli a cristalli liquidi, ma sono fatti di uno speciale materiale plastico che si può curvare o arrotolare. In questo modo lo schermo può restare ripiegato nell’apparecchio chiuso, ed essere facilmente estratto quando serve. Un’altra innovazione che troveremo sugli scaffali dei negozi entro qualche anno sarà la carta digitale.

Si tratta di uno schermo ad alta definizione (almeno 200 punti per ogni pollice), inizialmente solo in bianco e nero, con superficie ampia, ottimizzato per mostrare pagine di testo e immagini in modo simile a quanto consente la visualizzazione di un file in formato PDF sullo schermo del computer. L’innovazione sta nel fatto che la carta digitale non ha una fonte di luce interna, che stanca la vista e drena le batterie, ma si comporta come la pagina di un vero libro. Trattandosi di uno schermo può essere “cancellata” molte volte, anche se non è adatta alla visione di filmati o allo scorrimento del testo perché, almeno nei prototipi attuali, soffre di un forte effetto scia.

Sony (www.sony.it) ha già presentato il primo modello di libro elettronico: Sony Librie, per il momento disponibile solo in Giappone, usa uno schermo a toni di grigio che ha la stessa risoluzione di un normale PC portatile, ma è molto più riposante per la vista.
Secondo il costruttore, quattro pile stilo alcaline sono sufficienti per mostrare 10.000 pagine. Librie dovrebbe risolvere i problemi dei precedenti modelli di libro elettronico, proposti da altri costruttori, che non hanno avuto successo a causa del peso, degli ingombri e della poca autonomia.

Un’altra tendenza comune sarà la scomparsa dei fili. 

Grazie alla connessione radio Wi-Fi o Bluetooth, e al velocissimo standard Wireless USB, non sarà più necessario collegare il telefono cellulare, il PC palmare o la macchina fotografica al proprio PC domestico: basterà avvicinarla e attivare la funzione di connessione senza fili. I dispositivi che porteremo addosso comunicheranno tra di loro costantemente formando una PAN (Personal Area Network), una vera e propria rete informatica che interagirà con quella di chi incontriamo per scambiare informazioni o altri dati.

 Per eliminare il caricabatteria bisognerà aspettare ancora un po’ di tempo, ma il destino delle batterie è segnato: al loro posto si useranno le celle a combustibile (fuel cell) in cui basterà innestare, ogni tanto, una cartuccia dell’apposito liquido di ricarica, un po’ come siamo già abituati a fare con il gas per gli accendini. Insomma, il futuro dei componenti elettronici è segnato: saranno sempre più piccoli, e sempre di più. Li indosseremo, e per questo diventeranno anche oggetto di design e frutto della creatività degli stilisti, protagonisti delle sfilate di moda: il palmare firmato, la memoria della collezione autunno-inverno, il disco fisso che fa pendant con il masterizzatore esterno.

mercoledì 15 giugno 2016

Gestione del sistema Linux

Gestione del sistema

L’aggiornamento del kernel è sì un’operazione per ampliare le funzionalità e per migliorare le prestazioni del sistema, ma è principalmente rivolta a chi è già in confidenza con il sistema operativo e vuole cimentarsi in una delle pratiche più avanzate. 
Esistono altri interventi  più semplici per ottenere maggiore efficienza di elaborazione e sfruttare appieno le risorse hardware del  sistema. Per esempio, si può intervenire sul disco fisso   sulla gestione della memoria per innalzarne le prestazioni complessive con indubbi benefici sui tempi di
risposta del sistema.
Digitando al prompt della console il comando DF vengono visualizzati lo spazio occupato e quello libero  sul disco fisso.
 Spesso accade che l’area libera venga rapidamente consumata, sia dai file personali sia da  quelli di Linux (tra cui quelli temporanei) e dai software aggiuntivi installati, che richiedono anche diverse decine di megabyte. 

Verificare lo spazio disponibile,  espresso in percentuale da DF, aiuta a elaborare strategie per ottimizzare l’occupazione dell’unità. È quindi utile mantenere sotto controllo lo stato d’uso per evitare  di incappare in situazioni anomale e per bilanciare l’uso delle risorse.
Una seconda partizione o unità disco permetterebbe  di spostare file e directory personali dall’hard disk principale, magari scegliendo di mantenere memorizzati i profili degli utenti sul secondo disco fisso.  ricorrendo  a questa soluzione si può anche impostare il file di swap della memoria virtuale sulla seconda unità,  liberando così spazio da quella principale. 
Questa operazione avviene utilizzando le utility di gestione del disco fisso integrate nella distribuzione Linux, ma  richiede una certa pratica con le partizioni per evitare malfunzionamenti, quindi non è praticabile se non da utenti esperti. Mediante il comando FIND si possono individuare i file di maggiori dimensioni e, nel caso, procedere alla loro eliminazione.
 Scrivendo al prompt dei comandi FIND / -SIZE+200000C –LS vengono visualizzati gli oggetti con dimensioni superiori a 200 kilobyte, perciò digitando il valore 1000000 vengono elencati quelli superiori al gigabyte. Agendo in questo modo si individuano i possibili oggetti da cancellare, ovviamente verificando a priori se non sono necessari per il funzionamento del sistema.

Mb liberi del Cd e del Dvd

Sei i CD-R marchiati 700 MB offrono 703 MB liberi perché i DVD-R da 4,7 GB ne offrono solo 4,37 (4.483 MB durante una masterizzazione con il programma Nero)? È il solito trucco di contare i megabyte come milioni di byte, fregando la differenza rispetto ai corretti 1,048 milioni.
Avevano cominciato qualche anno fa i produttori di hard disk per gonfiare i gigabyte, ma per evitare problemi legali ora ammettono semplicemente di barare sulla documentazione dei dischi dove un 80 GB è in realtà un 76,3 GB calcolato in miliardi di byte.

 La stessa tecnica sembra prendere piede anche nelle memorie flash per fotocamere. Una Compact Flash Ritek da 256 MB infatti risulta da 248 MB che in decimale fanno guarda caso 260 milioni di byte, quindi sopra il valore di etichetta, anche se barando stile hard disk.

Peggio ancora con una SD Sundisk dove i 256 Mb per cui viene venduta in realtà nelle proprietà di Windows si rivelano solo 238 MB, un valore che proprio non torna e inferiore a quello di etichetta, quindi illegale. Se truffa deve essere, almeno che sia onestamente indicata sull’etichetta!

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