sabato 28 aprile 2012

Legge sull’ immigrazione Bossi-Fini





Legge sull’ immigrazione Bossi-Fini

Legge sull’ immigrazione(legge 30 luglio 2002 , n° 189 – Legge Bossi-Fini ) nella quale, infatti, fermi restando i molti  limiti, viene affermata l’importanza decisiva degli accordi bilaterali con i  Paesi di emigrazione, come strumento di gestione dei flussi, soprattutto in riferimento a quegli Stati cui appartengono le maggiori comunità presenti in Italia.Quello dell’immigrazione è un fenomeno dalle proporzioni crescenti, che richiede, per essere ricondotto a dimensioni non esasperate e non patologiche, la graduale, autentica maturazione di una cultura dell’ integrazione, fortemente ispirata a criteri e principi di solidarietà ed ancorata al rispetto dei diritti fondamentali dell’ individuo.



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Legge italiana sull'immgrazione - Legge Bossi - Fini


Sul piano storico, l’ arrivo dei primi flussi migratori comincia nei primi anni ’70 , con l’ inizio della crisi del petrolio; è proprio a questa epoca che iniziò l’immigrazione  nel nostro Paese di cittadini extracomunitari, anche se ci volle ancora molto tempo  prima che l’opinione pubblica si rendesse conto di quanto stava avvenendo.E’ comunque a partire dalla seconda metà degli anni ’80 che la portata del fenomeno migratorio comincia ad assumere proporzioni tali da guadagnarsi l’attenzione costante di analisti, istituzioni ed opinione pubblica .Nell’ ultimo decennio del XX secolo l’immigrazione accentua il suo ritmo di crescita e alla fine del 1999 gli stranieri presenti in Italia con un regolare permesso di soggiorno sono 1.340.000 (dati Istat), quasi duplicati rispetto ai primi anni ’70 e ora per oltre l’ 80% provenienti da paesi in via di sviluppo.L’Italia viene scelta dagli immigrati che non possono più raggiungere i ricchi Paesi dell’ Europa centro settentrionale a causa delle politiche restrittive e della chiusura delle frontiere da parte degli Stati più industrializzati.I primi nuclei di stranieri che  s’insediano nel Paese sono di provenienza molto varia: ci sono i cileni rifugiatesi in Italia dopo il golpe di Pinochet del 1973 ma, contemporaneamente a questi a Milano sono già attive comunità cinesi, egiziane, eritree, a Mazzara del Vallo è già numerosa la comunità tunisina impiegata sui pescherecci.Molto alta, tra gli immigrati, la componente femminile che trova occupazione nei lavori domestici, un settore lavorativo dove la domanda da parte delle famiglie è già alta e tende a crescere.Marzio Barbagli ricorda come, nel corso degli anni ’70 e all’ inizio degli anni ’80, si possono individuare quattro importanti processi migratori :1-    I tunisini s’indirizzarono principalmente verso la Sicilia, dove vennero impiegati nel settore della pesca ed in quello agricolo.2-    Donne filippine ed eritree, capoverdiane e srilankesi, somale e latino americane, vennero perlopiù impiegate come domestiche.3-    Immigrati provenienti dalla Jugoslavia ed Europa dell’Est si riversarono soprattutto in Friuli .4-    Rifugiati politici, ad esempio dal Cile, o studenti universitari asiatici o africani iscritti nelle università italiane.Naturalmente a questi primi flussi ne seguirono altri, negli anni Il più consistente è stato quello dei marocchini, che costituisce il gruppo più numeroso di cittadini extracomunitari che si trovano in Italia.


Come visto, il problema comincia ad essere percepito dall’ opinione pubblica e dall’ amministrazione, gli studiosi intraprendono le prime ricerche sulla condizione degli immigrati ed i più avveduti tra gli Enti Locali cominciano a supportare le organizzazioni del volontariato, cattolico prima e poi anche laico, nell’offrire i servizi ai lavoratori stranieri come alloggi, assistenza sociale, corsi di italiano .


Sono però anche quelli del grande afflusso di emigranti dai Paesi africani, in particolare dal Marocco, Tunisia e Senegal, che vanno ad aggiungersi agli altri gruppi nazionali africani già presenti nel nostro paese (gli eritrei, i somali e gli egiziani) .
Con la legge n. 39 del 1990, la cosiddetta “ Legge Martelli” sono numerosissimi gli immigrati di origine africana che riescono a regolarizzare il loro soggiorno in Italia, passando così da 99.878 del 1989 ai 238.130 del 1990, mentre gli asiatici nel 1990 raggiungono il numero di 145.812 . 
Nel corso degli anni ’90 abbiamo assistito ad un’ulteriore crescita di alcuni gruppi nazionali come i  marocchini, i rifugiati ex jugoslavi, gli albanesi ed i rumeni; mentre altri gruppi vanno stabilizzandosi, come i filippini ed i senegalesi.

Attualmente l’Italia è il quarto paese dell’ UE per presenza di stranieri sul proprio territorio, ma è quello con la più alta incidenza d’immigrati provenienti da Paesi non comunitari (circa l’88%) e uno di quelli più multietnici.
Su 10 stranieri immigrasti in Italia 4 sono europei (la maggior parte dell’ Europa centrale ed orientale), 3 africani (dei quali 2 provenienti dall’ Africa settentrionale), 2 asiatici, 1 americano e, in generale, quasi la metà proviene da paesi vicini geograficamente e politicamente.


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