sabato 31 agosto 2013

software open source linux migliora la sicurezza

PERCHÉ LO FANNO?
Si sta diffondendo ovunque: creato da frotte di programmatori di tutto il mondo, spesso volontari disposti
a collaborare per scrivere programmi e correggere bachi, il software open source risulta spesso più
stabile e flessibile rispetto a quello proprietario.
In una recente intervista rilasciata al settimanale Business Week, Bruce Perens, leader del Progetto Debian GNU / Linux.  ex consulente e senior strategist per Linux presso Hewlett-Packard, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni riguardo alla natura degli incentivi che sorreggono l’impegno dei protagonisti del movimento, e la fiducia su larga scala ultimamente accordata al Pinguino.


Si tratta di argomentazioni inusuali, proprio perché così spesso estranee al denaro. Secondo Perens, le ragioni del successo dell’open source sono da ricercarsi nel risparmio e nella sicurezza, data dal fatto che il codice è ben visibile. E fin qui niente di nuovo. Ma Perens parla anche di un altro fattore, quello sociale: è possibile che quando si tratta di software i fattori psicologici e sociali possano contare più del denaro?
Il consulente spiega che per i programmatori è frustrante scrivere pezzi di software che magari non verrà mai sviluppato; come per gli artisti, la vera gratificazione arriva dalla diffusione il più capillare possibile dei lavori: scrivere software sapendo che verrà accantonato sa di pura speculazione intellettuale, mentre sono la compartecipazione e lo scambio di idee a garantire una vera soddisfazione. Inoltre, nella comunità scientifica si sente il bisogno di essere circondati da persone in grado di cooperare: insieme si possono raggiungere risultati impossibili da ottenere da soli. Anche se, ammette Perens, una spinta la dà anche la vecchia, piatta economia: prendiamo HP, che impiega circa duemila programmatori. Per Linux ne basteranno duecento, perché i costi sono divisi con IBM, Intel e altre aziende. Un bel risparmio. E poi, anche se la maggior parte del software non è profittevole di per sé, funge da generatore di vendite di hardware e servizi.

DISTRIBUZIONI CHE CONTANO
Se Linux sta coinvolgendo un numero di utenti sempre più vasto, il merito va soprattutto alle ultime distribuzioni, più facili da installare e con grafica alla portata di tutti. Tornando indietro nel tempo, tra le prime
figurano la Debian e la Slackware, per citare le più famose, caratterizzate da una routine di installazione estremamente complessa. Poi sono spuntate nuove versioni di Linux, sempre più evolute e raffinate grazie
all’impegno profuso dalle società che hanno saputo intravedere interessanti opportunità di business.
Sono nate così versioni che prestano particolare attenzione agli utenti meno esperti (Suse, Mandrake e
Red Hat) e quelle per server e aziende che traggono vantaggio dall’affidabilità e dalla solidità delle funzionalità derivate da Unix (Sco e Made in Linux). Attualmente sono disponibili oltre 500 distribuzioni provenienti da ogni parte del mondo. Ma ecco una panoramica delle più diffuse versioni a pagamento, con le loro caratteristiche principali e le relative funzionalità, per scegliere la versione più in linea con le proprie esigenze.

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