sabato 31 agosto 2013

open source di microsoft

Microsoft sta cercando di adeguarsi all’avanzata dell’open source allestendo una campagna volta a convincere gli utenti che il suo programma shared source sia un’alternativa superiore al software open source.
Ma dal mondo dei programmatori di software libero open source piovono pesanti accuse: aderire al programma sarebbe un errore clamoroso, ed esporrebbe al rischio di denunce per anticompetitività da parte di Microsoft. Già dallo scorso settembre, il programma sta offrendo otto differenti varianti con diverse restrizioni. Di sicuro però, tutte le versioni di shared source negano la possibilità di ridistribuire il codice o di condividerlo con terze parti, mentre tutte le licenze open source ne garantiscono il diritto, risparmiando la complicazione di controllare gli accessi al codice.


 I programmi shared source applicabili alle organizzazioni commerciali e al governo non permettono la modifica del codice, ergo: non si può usare il proprio accesso per risolvere i problemi. Siccome non è permesso costruire, sperimentare o sviluppare versioni modificate, l’accesso “di sola lettura” non permette di risolvere i bachi di Microsoft più velocemente. Al massimo, i programmatori possono diventare forza lavoro gratuita per Microsoft, che rilascerà versioni corrette dei programmi secondo i suoi piani. Al contrario, con l’open source è possibile fare qualsiasi modifica in allineamento con la propria pianificazione e specifiche necessità del business. In più, si può contare sull’aiuto di 750 mila sviluppatori in tutto il mondo senza bisogno di preoccuparsi che ciò porterà in tribunale. Le licenze shared source comprendono un accordo che obbliga il licenziante a trattare il codice Microsoft alla stregua di dati confidenziali.
Ne consegue che lo sviluppatore, una volta che ha visto il codice, può essere perseguito a norma di legge per qualsiasi attività che Microsoft considera in concorrenza con il suo codice. Il codice condiviso, sostengono i detrattori, si comporta come un virus che infetta i cervelli degli sviluppatori: una volta lasciato entrare in azienda, bisogna tenere sott’occhio gli sviluppatori contaminati, facendo attenzione a non impiegarli in nessun progetto che possa creare attrito con un prodotto Microsoft. Il rischio è di trovarsi a dover pagare cifre astronomiche per i danni richiesti dagli eserciti di avvocati di Microsoft.
Che è così convinta del suo modello da avere alzato la posta su Windows, dando la possibilità ai produttori di dispositivi elettronici di accedere quasi per intero al codice sorgente per il sistema operativo per palmari. Per la prima volta, inoltre, l’azienda ha permesso di apportare modifiche al programma, che potrà essere anche distribuito per fini commerciali. In cambio Microsoft riceverà royalties per ogni esemplare di Windows CE venduto, anche se non modificato. Nel caso di modifica generale, utile a tutti, come la possibilità di lavorare in maniera ottimale con un particolare processore,
Microsoft si aspetta che i produttori cedano i diritti della nuova versione in modo da incorporarla in versioni future. Nel caso si tratti di modifiche specifiche per lavorare su un particolare dispositivo, chi opera la modifica riterrà la proprietà sulle parti modificate, anche se dovrà sublicenziarne una copia a Microsoft. Le modifiche non verranno incorporate in CE per i sei mesi successivi alla data di commercializzazione del prodotto.

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