sabato 31 agosto 2013

il successo di linux

Così ora, quando si parla di Linux, le aziende non sono più costrette a comprare da piccole start up: il repentino successo del sistema operativo è in parte dovuto al fatto che Dell, IBM, Oracle e Hewlett-
Packard sono saliti sul carrozzone guidato dal Pinguino. Tutti dedicano energie cerebrali, investimenti
in marketing e ricerca per la causa comune dello sviluppo open source. E mentre le start up degli inizi hanno dovuto faticare non poco, i quattro giganti non hanno dovuto fare altro che intascare miliardi di fatturato vendendo e supportando prodotti Linux.
 Il maggior beneficiario è IBM, che grazie al settore Linux ha incamerato un miliardo di dollari di entrate, il doppio rispetto all’anno precedente. I profitti non faranno certo il botto, ma intanto  Big Blue può vantare di essere in attivo. Appena un passo indietro c’è HP: negli scorsi quattro anni, gli eserciti di Carly Fiorina hanno generato due miliardi di dollari di entrate dalle vendite di hardware, software e consulenza. Se l’ascesa di Linux sembra inarrestabile, il rischio maggiore di frenata viene dalle questioni legate alla proprietà intellettuale: SCO Group, titolare dei brevetti originali per il software Unix di cui il Pinguino è il successore, ha di recente assoldato il super avvocato David Boies (il legale di Napster) per verificare eventuali violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, e all’inizio di marzo il gruppo ha denunciato IBM, accusata di violare il brevetto Unix.
Dall’esito di questa causa legale potrebbe dipendere la strategia Linux di Big Blue, ma anche il destino dell’intero movimento Linux: le aziende propense all’adozione della piattaforma open source  potrebbero bloccarsi o considerare delle alternative per timore che una vittoria di SCO getti il mercato Linux nello sconforto.
 Anche se SCO non ha al momento mostrato alcuna intenzione di aggredire altri attori chiave del mercato Linux, come Red Hat, qualsiasi sentenza che desse un po’ di credito alla riuscita di azioni legali creerebbe un certo scompiglio nel settore. Un altro possibile freno potrebbe essere costituito dal numero di distribuzioni Linux in commercio: se il panorama attuale  dovesse frammentarsi evolvendosi in programmi
sostanzialmente differenti, gli sviluppatori potrebbero  essere costretti a creare versioni diverse di applicazioni per ogni tipo di Linux in commercio.  Ma il problema per ora non esiste: i rivenditori di Linux giurano che le loro versioni saranno sempre compatibili tra di loro.
Un effetto probabile della crescita del numero di distribuzioni è invece quello di un consolidamento del mercato a favore dei colossi e a sfavore delle versioni  minori, che rischiano di venire schiacciate da una parte da United Linux, l’alleanza formata da Suse, SCO, Conectiva e Turbo Linux, a cui si sono  aggiunti come partner tecnologici IBM e AMD,  con lo scopo neanche tanto velato di contrastare il predominio di Red Hat. Dall’altra parte, preme la stessa Red Hat, che ormai inizia a venire chiamata “la Microsoft” di Linux e che è riuscita a stringere alleanze con tutti i big del settore hardware.

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