domenica 10 febbraio 2013

Open Source - Linux

Sembra che il momento dell’open source sia arrivato: i big dell’industria stanno facendo notevoli investimenti. La comunità Linux continua a sfornare programmi e distribuzioni sempre più semplici da usare


Come è potuto accadere? Nessuno l’aveva previsto e il primo a essere stupito del successo del modello open source è lo stesso  Linus Torvalds, l’uomo che per adattare Unix al pc ha sviluppato il sistema operativo Linux. All’epoca, nel 1991, il papà del Pinguino pensava che il fenomeno si sarebbe limitato a una modesta diffusione tra appassionati insoddisfatti dai prodotti dei colossi dell’informatica, come IBM e Microsoft. Sono passati poco più di dieci anni e a Linux sono dedicati ampi spazi su autorevoli testate americane, come Business Week e The Economist.
linux open source


 Si tratta, ormai, di un fenomeno mainstream, anche grazie alla convergenza di tre elementi tutt’altro che trascurabili. Primo fra tutti, la crisi economica: le aziende, sotto pressione per cercare di ridurre i costi, hanno iniziato a cercare alternative a basso costo. Poi c’è il fattore Intel: il produttore di chip ha allentato progressivamente il legame “esclusivo” che lo legava a Microsoft, cominciando a ottimizzare la produzione dei suoi prodotti anche per Linux, oltre che per Windows.
 Questo ha permesso alle aziende di avere tutta la potenza necessaria per sostenere applicazioni complesse, a un prezzo inferiore. Un altro contributo alla crescita di Linux è venuto,  secondo alcuni analisti, dalla diffusione di una sorta di risentimento nei confronti di Microsoft, associato al timore che Windows potesse guadagnarsi la presenza esclusiva sui clienti corporate, minacciando la libera concorrenza. Il panorama che va delineandosi sta costringendo molte aziende a cambiare  strategia, cercando di ruotare intorno al nuovo mondo, e i risultati sono ormai abbastanza evidenti. 
Per qualcuno, come IBM, significa costruire business intorno alla fornitura di servizi, altri sono impegnati a creare software che gira su sistema operativo Linux, come i database di Oracle. Dell Computer, dal canto suo, trae vantaggio da Linux cercando di aggirare i possibili pericoli: si tiene  alla larga dal giro del software, ma sta realizzando server Linux a basso costo che vende alle imprese via Internet. Inoltre installa le versioni più recenti della distribuzione Red Hat su quasi tutti i prodotti che commercializza, dai server alle workstation, ai notebook. Nessuno può prevedere quanto oltre si spingerà la rivoluzione open source ma, a lungo termine, il movimento potrebbe minacciare vasti settori dell’industria software. 
Di sicuro, come tutti i grandi cambiamenti, porterà vincitori e perdenti. Tra i probabili vincitori c’è sicuramente IBM, che si è specializzata in prestazioni elevate e sta vendendo il doppio dei server Linux rispetto alle altre aziende. Intel sta trascinando il Pinguino nel mondo del computing super potente e la  stessa Microsoft sta cominciando a prendere la faccenda sul serio: James Allchin, responsabile mondiale per l’area Windows, definisce apertamente Linux il primo concorrente sul lato server, riconoscendone la supremazia sugli altri competitor come IBM e Sun. Quest’ultima ha già di che preoccuparsi per gli effetti del movimento open source, visto che alcuni suoi clienti sono in fase di migrazione verso macchine Linux, in grado di assolvere agli stessi compiti, a un prezzo decisamente inferiore. 

Così ora, quando si parla di Linux, le aziende non sono più costrette a comprare da piccole start up: il repentino successo del sistema operativo è in parte dovuto al fatto che Dell, IBM, Oracle e Hewlett-Packard sono saliti sul carrozzone guidato dal Pinguino. Tutti dedicano energie cerebrali, investimenti
in marketing e ricerca per la causa comune dello sviluppo open source.

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