Legge sull’ immigrazione Bossi-Fini





Legge sull’ immigrazione Bossi-Fini

Legge sull’ immigrazione(legge 30 luglio 2002 , n° 189 – Legge Bossi-Fini ) nella quale, infatti, fermi restando i molti  limiti, viene affermata l’importanza decisiva degli accordi bilaterali con i  Paesi di emigrazione, come strumento di gestione dei flussi, soprattutto in riferimento a quegli Stati cui appartengono le maggiori comunità presenti in Italia.Quello dell’immigrazione è un fenomeno dalle proporzioni crescenti, che richiede, per essere ricondotto a dimensioni non esasperate e non patologiche, la graduale, autentica maturazione di una cultura dell’ integrazione, fortemente ispirata a criteri e principi di solidarietà ed ancorata al rispetto dei diritti fondamentali dell’ individuo.



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Legge italiana sull'immgrazione - Legge Bossi - Fini


Sul piano storico, l’ arrivo dei primi flussi migratori comincia nei primi anni ’70 , con l’ inizio della crisi del petrolio; è proprio a questa epoca che iniziò l’immigrazione  nel nostro Paese di cittadini extracomunitari, anche se ci volle ancora molto tempo  prima che l’opinione pubblica si rendesse conto di quanto stava avvenendo.E’ comunque a partire dalla seconda metà degli anni ’80 che la portata del fenomeno migratorio comincia ad assumere proporzioni tali da guadagnarsi l’attenzione costante di analisti, istituzioni ed opinione pubblica .Nell’ ultimo decennio del XX secolo l’immigrazione accentua il suo ritmo di crescita e alla fine del 1999 gli stranieri presenti in Italia con un regolare permesso di soggiorno sono 1.340.000 (dati Istat), quasi duplicati rispetto ai primi anni ’70 e ora per oltre l’ 80% provenienti da paesi in via di sviluppo.L’Italia viene scelta dagli immigrati che non possono più raggiungere i ricchi Paesi dell’ Europa centro settentrionale a causa delle politiche restrittive e della chiusura delle frontiere da parte degli Stati più industrializzati.I primi nuclei di stranieri che  s’insediano nel Paese sono di provenienza molto varia: ci sono i cileni rifugiatesi in Italia dopo il golpe di Pinochet del 1973 ma, contemporaneamente a questi a Milano sono già attive comunità cinesi, egiziane, eritree, a Mazzara del Vallo è già numerosa la comunità tunisina impiegata sui pescherecci.Molto alta, tra gli immigrati, la componente femminile che trova occupazione nei lavori domestici, un settore lavorativo dove la domanda da parte delle famiglie è già alta e tende a crescere.Marzio Barbagli ricorda come, nel corso degli anni ’70 e all’ inizio degli anni ’80, si possono individuare quattro importanti processi migratori :1-    I tunisini s’indirizzarono principalmente verso la Sicilia, dove vennero impiegati nel settore della pesca ed in quello agricolo.2-    Donne filippine ed eritree, capoverdiane e srilankesi, somale e latino americane, vennero perlopiù impiegate come domestiche.3-    Immigrati provenienti dalla Jugoslavia ed Europa dell’Est si riversarono soprattutto in Friuli .4-    Rifugiati politici, ad esempio dal Cile, o studenti universitari asiatici o africani iscritti nelle università italiane.Naturalmente a questi primi flussi ne seguirono altri, negli anni Il più consistente è stato quello dei marocchini, che costituisce il gruppo più numeroso di cittadini extracomunitari che si trovano in Italia.


Come visto, il problema comincia ad essere percepito dall’ opinione pubblica e dall’ amministrazione, gli studiosi intraprendono le prime ricerche sulla condizione degli immigrati ed i più avveduti tra gli Enti Locali cominciano a supportare le organizzazioni del volontariato, cattolico prima e poi anche laico, nell’offrire i servizi ai lavoratori stranieri come alloggi, assistenza sociale, corsi di italiano .


Sono però anche quelli del grande afflusso di emigranti dai Paesi africani, in particolare dal Marocco, Tunisia e Senegal, che vanno ad aggiungersi agli altri gruppi nazionali africani già presenti nel nostro paese (gli eritrei, i somali e gli egiziani) .
Con la legge n. 39 del 1990, la cosiddetta “ Legge Martelli” sono numerosissimi gli immigrati di origine africana che riescono a regolarizzare il loro soggiorno in Italia, passando così da 99.878 del 1989 ai 238.130 del 1990, mentre gli asiatici nel 1990 raggiungono il numero di 145.812 . 
Nel corso degli anni ’90 abbiamo assistito ad un’ulteriore crescita di alcuni gruppi nazionali come i  marocchini, i rifugiati ex jugoslavi, gli albanesi ed i rumeni; mentre altri gruppi vanno stabilizzandosi, come i filippini ed i senegalesi.

Attualmente l’Italia è il quarto paese dell’ UE per presenza di stranieri sul proprio territorio, ma è quello con la più alta incidenza d’immigrati provenienti da Paesi non comunitari (circa l’88%) e uno di quelli più multietnici.
Su 10 stranieri immigrasti in Italia 4 sono europei (la maggior parte dell’ Europa centrale ed orientale), 3 africani (dei quali 2 provenienti dall’ Africa settentrionale), 2 asiatici, 1 americano e, in generale, quasi la metà proviene da paesi vicini geograficamente e politicamente.


POLITICHE D’INSERIMENTO IMMIGRATI



POLITICHE D’INSERIMENTO

 A questo punto è legittimo chiedersi perché gli immigrati siano attratti dall’Italia, cioè un Paese che ha gravi problemi di disoccupazione.
Per esempio alla fine degli anni ’80 alcuni ritenevano che in Italia non c’era disoccupazione, tanto è vero che venivano gli immigrati a prendere i lavori lasciati dagli italiani; vale a dire che l’immigrazione venne presa a dimostrazione del carattere volontario della disoccupazione italiana. Quello che si sente spesso dire in giro è che se i giovani avessero effettivamente voglia di lavorare il lavoro  lo troverebbero, così come lo trovano gli immigrati .
A metà degli anni ’80 si diceva che gli immigrati venivano perché l’Italia era diventata il quinto Paese industrializzato del mondo e così come prima andavano in Germania, in Francia, negli Stati Uniti, etc. ora vengono in Italia. Basterebbe  però vedere, che andavano anche in Grecia, in Portogallo, in Spagna, Paesi  che pure hanno qualche problema.
La risposta, paradossalmente, potrebbe essere: “gli immigrati vengono perché vengono”.
E’ ingenuo ricondurre a poche variabili del mercato del lavoro un fenomeno che è di portata mondiale e che riflette delle contraddizioni che avvengono a livello mondiale.
I motivi sono estremamente vari e complessi, anche se si possono individuare alcune motivazioni valide per tutti.
immigrati

Si può dire per molti versi che l’immigrazione in Italia così come in molti Paesi sviluppati, avviene per effetto della pesantissima pressione all’uscita che si verifica nei Paesi del Terzo Mondo. Gli studiosi dell’emigrazione analizzano  questo fenomeno chiedendosi se l’emigrazione è dovuta ad un effetto di spinta push effect” o ad un effetto richiamo pull effect contrapponendo questi due motivi.
Mentre questo schema interpretativo poteva essere utile in passato, ora noi possiamo dire per certo che c’è a livello internazionale una spinta profondissima a emigrare dai Paesi del Terzo Mondo e gli emigranti vanno dove possono e soprattutto dove possono entrare, sia pure attraverso canali molto complessi.
Se si considera la situazione italiana è difficile trovare una spiegazione univoca sul perché della gente venga in Italia.
La prossimità geografica certamente aiuta a capire l’emigrazione dal Marocco e dalla Tunisia, ma non quella dalle Filippine; mentre -ad esempio- l’omogeneità religiosa e la vicinanza culturale certamente spiega l’immigrazione filippina, ma per converso non spiega in alcun modo l’immigrazione senegalese. Quindi per tentare di capire chi arriva in Italia e perché, dobbiamo contemporaneamente avere un quadro di ciò che succede a livello internazionale (soprattutto nel Terzo Mondo) e di ciò che succede dal punto di vista istituzionale,  non solo in Italia ma anche negli altri Paesi europei.
Il tragico paradosso sulle migrazioni internazionali in questa fase è che esse si realizzano in un momento in cui al contempo si registra un aggravamento senza precedenti dell’effetto di spinta dai Paesi del Terzo Mondo e contemporaneamente un orientamento sempre più deciso alla chiusura delle frontiere nei Paesi sviluppati.


IMMIGRAZIONE IN ITALIA



immigrazione regolare

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA

Attualmente, quindi, possiamo operare una distinzione tra:
IMMIGRAZIONE REGOLARE , IRREGOLARE e CLANDESTINA.
Sono considerati immigrati regolari tutti i cittadini stranieri il cui ingresso e la cui permanenza nel territorio dello Stato avvengono nel rispetto delle condizioni di legge,  ovvero rispettivamente :

-        in possesso di passaporto valido o documento equipollente, salvo i casi di esenzione .
-   muniti di permesso di soggiorno o di carta di soggiorno, rilasciati a norma di legge o in possesso di permesso o titolo equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente all’UE, nei limiti ed alle condizioni previste da specifici accordi .
 Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo che le Convenzioni Internazionali in vigore per l’Italia ed il Testo Unico non dispongano diversamente.  
Egli, inoltre, può partecipare alla vita pubblica e gli è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la Pubblica  Amministrazione  e nell’ accesso ai Pubblici Servizi.
Considerando l’attuale situazioni in Italia possiamo affermare che:
-  l’immigrazione ha raggiunto in Italia un notevole stadio d’insediamento, desumibile dall’alto tasso di stabilizzazione di alcune comunità e dall’elevata presenza di permessi di soggiorno per motivi di famiglia e di lavoro, oltre che dal numero crescente di minori;
-     l’area di emigrazione verso l’Italia è molto vasta ed è costituita da Paesi appartenenti a tutti i continenti: tuttavia le comunità più ampie provengono dai paesi limitrofi del Nord- Africa e dell’ Europa dell’Est e da alcuni paesi dell’area asiatica  (soprattutto Filippine e Cina) .
 Il nostro Paese si conferma, dunque, come meta privilegiata di flussi          provenienti dall’insieme dei paesi c.d. a forte pressione migratoria (in via di sviluppo o ad economia pianificata ) che, nella terminologia adottata dall’ISTAT , comprende i Paesi dell’ Europa Centro - orientale, dell’Africa, dell’Asia (ad eccezione di Israele e Giappone) e dell’ America centro-meridionale . 
Tra queste presenze, particolare rilievo assumono per la loro intensità gli ingressi, seguiti solo in parte da soggiorni sia temporanei che stabili, di “rifugiati socio economici” (che sfuggono cioè da situazioni di sottosviluppo e crisi socio- economica) come gli albanesi e di “displaced persons” (persone che lasciano i loro paesi devastati da conflitti e guerre civili), provenienti prima dalla ex-Jugoslavia e, più recentemente dal Kurdistan e dal Kosovo.
Sembrerebbe, quindi, che anche in Italia si stia gradualmente affermando il modello migratorio dei Paesi europei di più antica immigrazione  nei quali si assiste ad una
forte concentrazione degli stranieri in base al loro paese di provenienza: basti citare il caso della Germania, Paese nel quale la comunità turca, la più consistente in Europa, quella della ex-Jugoslavia e quella italiana, rappresentano più della metà degli immigrati.
In qualche caso, il legame bilaterale tra paese di origine e di destinazione dei flussi è ancora più selettivo, in particolare quando trova le sue radici nel passato coloniale: tipico il caso dei cittadini algerini che si sono insediati in modo pressoché esclusivo in Francia. Allo stesso modo se, da un lato, in Italia cresce l’importanza di alcuni paesi come luoghi di origine dei flussi migratori, dall’ altro, per questi stessi Paesi l’Italia rappresenta una meta privilegiata, seppure tutt’altro che esclusiva.
Ad esempio per il Marocco il nostro paese rappresenta il quarto in ordine di destinazione dopo Francia e Libia, e infine, nel caso dell’ Albania, l’Italia rappresenta la terra di emigrazione principale .

Definizione di massa elettrica


8. Contatti accidentali con parti in tensione – definizione di “massa”

Il contatto con parti in tensione può essere del tipo “diretto”, quando si viene a contatto con una parte dell’impianto normalmente in tensione (Fig. 6 a) o del tipo “indiretto” attraverso la “massa” (Fig. 6 b).







a)   contatto diretto                                b)  contatto indiretto
(con parte normalmente in tensione)                                 (con parte accidentalmente in tensione)

  Fig. 6 – Contatti accidentali


La norma definisce la massa come “una parte conduttrice, facente parte dell’impianto elettrico, che può essere toccata e che non è in tensione in condizioni ordinarie di isolamento, ma che può andare in tensione in caso di cedimento dell’isolamento principale”.
Esempi di massa: carcasse di motori elettrici, parte metallica del lampadario, canale metallico contenente cavi a semplice isolamento, etc.
Una parte metallica che non fa parte dell’impianto elettrico non è una massa, ma può essere una “massa estranea” se può introdurre un potenziale, anche se questo è il potenziale zero della terra.
Esempi di masse estranee: impianto idrico, del gas, dei termosifoni, serbatoio metallico interrato, strutture metalliche estese, etc.

Pericolo di contatto elettrico


Poiché è più semplice valutare il valore della tensione che può far circolare una corrente pericolosa nel corpo umano, osservando che, per correnti  alla frequenza di 50-60 Hz e per tensioni di contatto di circa 200 V, il corpo umano presenta, per il 95% degli individui, una impedenza di circa 2000 W (1000 W per il 5% ), sono state individuate  delle curve limiti tensione-tempo, a cui corrispondono situazioni di sicurezza o di pericolo (Fig. 4).
grafico tensione-tempo


Per luoghi asciutti e condizioni normali viene ritenuto praticamente sicuro un valore di tensione alternata, a frequenza industriale, di 50 V, che viene ridotto alla metà (25 V) per luoghi bagnati, all'aperto, in ambienti ristretti in cui i movimenti sono impediti e all'interno di grandi masse metalliche.
Tuttavia la resistenza del corpo umano varia molto in funzione di:
-        stato della pelle (asciutta o umida, etc., di uomo, donna o bambino);



tipo di contatto (mano-mano o mani-piedi etc.);
-        superficie e pressione del contatto;
-        durata del contatto;
-        natura della corrente (alternata, continua, ad alta frequenza, etc.);
-        tasso di alcool nel sangue;
-        tensione di contatto
Nel considerare il circuito equivalente del contatto si deve tener conto anche delle resistenze di contatto con il terreno (presenza e tipo di calzature) e con il conduttore attivo; la resistenza del terreno viene considerata quasi sempre trascurabile

Pericolosità della corrente elettrica


7. Limiti di pericolosità della corrente elettrica:

Corrente di rilascio: 
-        si intende il valore di corrente per cui il soggetto sottoposto ad “elettrocuzione” è ancora in grado di rilasciare la presa.  Valori limite in corrente continua:
§  uomini:            76 mA
§  donne   51 mA

Questi valori dipendono, però, fortemente da:
-        età:                               sono inferiori nei bambini;
-        sesso:                    "        "     per le donne (circa 10 mA contro i 16 mA per gli uomini);
-        peso corporeo:     "        "     se il peso corporeo è basso;
-        condizioni fisiche:           "        "     se il corpo è umido.
                      
§  Una corrente di intensità maggiore della corrente di rilascio produce danni tanto più gravi quanto più elevata è la sua intensità e quanto più a lungo dura l'elettrocuzione: si ha nell'ordine:
svenimento °  asfissia °  collasso °  incoscienza ° decesso

§  Una corrente continua di intensità e durata elevate può produrre tetanizzazione.
§  Una corrente alternata, a frequenza industriale, di intensità elevata ma di breve durata, non produce tetanizzazione, quindi è meno pericolosa di una analoga corrente più debole ma di maggiore durata.
§  A frequenze elevate la corrente tende a interessare la superficie esterna del corpo.
7.1    Interventi di primo soccorso

Nel caso di arresto della respirazione:
1)     aprire l'interruttore;  oppure, se non può essere raggiunto l’interruttore in qualche minuto:
-        cortocircuitare a terra la linea,
-        eliminare il contatto mediante un mezzo isolante.
2) eseguire immediatamente la respirazione artificiale
Nel caso di fibrillazione cardiaca (non si sente il battito nell’arteria giugulare) non è possibile intervenire sul posto, tuttavia può risultare efficace ed è necessario eseguire:
- il massaggio cardiaco esterno;
- la respirazione artificiale.
Occorre proseguire le suddette manovre fino all'arrivo in ospedale, dove i medici potranno adoperare il defribillatore.

7.2   Curve limiti di pericolosità della corrente e della tensione

E' stata definita in campo internazionale una famiglia di curve,  corrente-tempo (Fig. 3), in base alle quali può essere valutata la pericolosità di una corrente che attraversa il corpo di un individuo adulto di sesso maschile. Le zone indicate con i numeri da 1 a 4 indicano pericolosità crescente:
1 = pericolo trascurabile,                            
2 = sensibilità al passaggio della corrente,
3 = pericolo di tetanizzazione,                     
4 = pericolo grave (fibrillazione cardiaca - decesso)


sensibilità al passaggio della corrente

Effetti della corrente sul corpo umano



6.  Effetti della corrente elettrica sul corpo umano
Attività bioelettrica della cellula Se viene misurato il valore della differenza di potenziale esistente tra l’interno e l’esterno di una cellula vivente (Fig. 2 a),

schema di misura

Si ottengono i seguenti risultati:

§  Cellula a riposo: potenziale di riposo= circa 70 mV (permeabilità selettiva, maggiore per gli ioni K che non per gli ioni Na);

§  Stimolazione della cellula:  risposta con un transitorio di tensione che raggiunge il valore massimo di circa 70 mV di segno opposto (potenziale d’azione)  e si esaurisce in circa 50 ms (tempo di rilassamento), (Fig. 2 b).
Perché la cellula venga eccitata, lo stimolo deve avere sufficienti intensità e durata, ma il valore massimo del potenziale di azione e la durata del transitorio non dipendono da esse. Dopo ogni stimolo deve trascorrere un tempo corrispondente alla durata del transitorio (periodo refrattario), perché la cellula possa reagire a un nuovo stimolo.
La sensibilità dell'organismo umano alla corrente elettrica si manifesta per valori dell'intensità di corrente (alternata o continua)  i = circa 45 µA. Gli effetti che la corrente elettrica può provocare su organismi viventi sono:
-        tetanizzazione;
-        arresto della respirazione;
-        fibrillazione ventricolare;
-        ustioni;
-        elettrolisi.

Tetanizzazione:
-        un impulso elettrico provoca la contrazione dei muscoli;
-        impulsi successivi al "periodo refrattario" e prima che il muscolo sia tornato allo stato di riposo provocano contrazioni consecutive dei muscoli, che non riescono a rilassarsi.
La tetanizzazione dipende dalla frequenza della corrente: in relazione al tempo di rilassamento, risulta particolarmente pericolosa la corrente alla frequenza di industriale (50 o 60 Hz).

Arresto della respirazione:
Correnti di intensità superiore ai limiti indicati per la "corrente di rilascio", contraggono i muscoli della respirazione: l'infortunato presenta difficoltà di respirazione e asfissia

Fibrillazione ventricolare:
Correnti elettriche, che si sovrappongono all'attività elettrica biologica che provoca il battito cardiaco (contrazione dei ventricoli), disturbano l’attività del miocardio, per cui il cuore si contrae in modo non coordinato  e non riesce più a pompare il sangue.

Ustioni:
Il passaggio della corrente elettrica attraverso una resistenza provoca riscaldamento, ciò avviene anche per la resistenza del corpo umano. In particolare le resistenze di contatto determinano le ustioni nei punti di entrata e di uscita della corrente (marchio elettrico).

Elettrolisi:
Il passaggio della corrente attraverso i liquidi biologici e il sangue, provoca l'elettrolisi di diversi composti organici. 



Definizione e valutazione del Rischio


5.   Definizione e valutazione del "Rischio"

Il verificarsi di un guasto, non comporta necessariamente il verificarsi di un incidente, ma insorge la probabilità "k"  che l'incidente si verifichi e che comporti un danno "d".
Possiamo allora definire il  Rischio  "R(t)" come prodotto delle probabilità prima definite, per l'entità del danno che si può verificare:

                                          R(t)  =  k .  [1-S(t)] . d

Ridurre il rischio significa, quindi, ridurre i tre fattori che lo determinano.

Ci occuperemo essenzialmente della sicurezza elettrica nelle installazioni, nell’uso delle apparecchiature e nel mantenimento dell’efficienza degli organi di protezione; osserviamo, in particolare, che il pericolo elettrico non è quasi mai evidente, come invece può esserlo, ad esempio,  l'abbagliamento di un faro mal posizionato o il danneggiamento di un sostegno.
Come ultima considerazione di carattere generale diremo che i fattori di rischio possono essere ridotti operando in modo corretto, costantemente, in tutte le fasi dell'esistenza dell'impianto:
- progettazione
- realizzazione
- impiego
- manutenzione
- smantellamento 

5.1.  Riduzione della probabilità di guasto   [1-S(t)] del sistema elettrico:

Aumentando la sicurezza S dei singoli elementi dell'impianto, fino a valori quanto più possibile prossimi a 1, la probabilità di guasto si riduce a valori sempre più prossimi a zero.
A tal fine occorre:
a)     progettare correttamente l'impianto elettrico:
-        scegliendo schemi elettrici semplici;
-        dimensionando correttamente i singoli elementi dell'impianto;
-        prevedendo organi di protezione adeguati;
-        rispettando la normativa tecnica e di legge;
b)     diminuire il tempo di esposizione "t" mediante:
-        verifiche periodiche;
-        manutenzione programmata;
-        manutenzione straordinaria;
c)     impiegare tecniche automatiche di:
-        monitoraggio dei singoli elementi;
-        gestione e controllo mediante opportuni strumenti informatici;
-        intervento automatico in situazioni di pericolo.
Per quanto si possa operare correttamente, la probabilità che avvenga un guasto non può essere ridotta a zero, anzi, aumentando il tempo di funzionamento, sappiamo che il guasto tende a verificarsi con probabilità sempre più vicina alla certezza. Si potrebbe ridurre adeguatamente il tempo di funzionamento, rinnovando frequentemente l'impianto; ma ciò comporta spesso costi inaccettabili.
Occorre, invece, fare in modo che, al verificarsi di un guasto, la probabilità che insorga  una situazione di pericolo sia resa minima, quindi bisogna ridurre il fattore "k", cioè la probabilità che avvenga un incidente.

5.2.  Riduzione della probabilità " k " che in presenza di un guasto avvenga un incidente:

Il rispetto della normativa è fondamentale perché, al verificarsi di un guasto, la probabilità che si determini una situazione di pericolo sia minima. Infatti:
-        le norme tecniche forniscono criteri e prescrizioni che, compatibilmente con i costi, assicurano un livello di sicurezza accettabile;
-        la corretta realizzazione  dell'impianto e l'impiego di materiali  conformi alla normativa, riduce la probabilità che  un guasto possa causare pericolo;
-        il corretto impiegodell'impianto, nei limiti e per gli scopi per cui  è stato progettato e costruito, evita il verificarsi di sollecitazioni anomale, con conseguenti probabili deterioramenti;
-        le verificheperiodiche tendono a rilevare che, nel tempo si mantenga il livello di sicurezza iniziale dell'impianto;
-        la manutenzioneprogrammata e quella straordinaria hanno lo scopo di mantenere invariate le caratteristiche tecniche dell'impianto e quindi la sua  sicurezza iniziale;
-        il monitoraggio continuo e la gestione automatica, oggi realizzabili con mezzi elettronici ed informatici, risultano estremamente efficaci nel segnalare, in tempo reale, l'insorgere di una situazione di guasto e, se  necessario, per eliminare rapidamente  il pericolo intervenendo direttamente sugli organi di manovra dell’impianto.

5.3.    Limitazione dell'entità  " d " del danno

Avendo operato in modo da ridurre al minimo il pericolo di guasti, ed avendo adottati tutti i provvedimenti previsti dalla normativa per limitare la probabilità che, in presenza di un guasto avvenga un incidente, non resta che scegliere strutture di impianto tali da ridurre l'entità dell'eventuale danno:
-        scegliendo strutture del sistema modulari, e proteggendo singolarmente i vari moduli;
-        segregando le parti di impianto più soggette a guasti pericolosi;
-        apprestando attrezzature e mezzi idonei agli interventi di emergenza prevedibili.
5. 4. Smantellamento degli impianti
      
Non sempre viene posta la necessaria cura nello smantellamento di un impianto, in questa fase, infatti, possono insorgere pericoli di varia natura:
-        parti che possono rimanere sotto tensione, a portata di mano;
-        ostacoli meccanici, costituiti  da residui di impianto affioranti dal terreno, etc;
-        materiali ingombranti, inquinanti, etc.

Definizioni riguardanti la sicurezza



4. Definizioni riguardanti la sicurezza

Le leggi e le norme tecniche sono in continua evoluzione; la tecnologia, infatti, si evolve e con essa le nuove esigenze di sicurezza; anche l'esperienza che matura nel tempo ed il confronto delle opinioni degli specialisti sono fonti di importanti indicazioni per l'aggiornamento delle norme.
Si tratta. però,  di concetti statistici e di valutazioni che mal si prestano a definizioni quantitative; è necessario, quindi, stabilire alcune convenzioni che consentano di interpretare in modo univoco tali valutazioni. 
Per meglio intenderci occorre chiarire il significato di alcune definizioni:

a)  Sicurezza:
In un generico sistema, costituito da un insieme di elementi, la sicurezza "S" di un elemento può essere  definita come la "Probabilità che in quell'elemento non si verifichi un guasto" in condizioni definite di
- installazione,
- impiego, 
- manutenzione
-        per un tempo " t " definito.

La sicurezza è quindi funzione del tempo:   S =  S(t)
Definiamo  un parametro  
l = Ng/N,

che denomineremo tasso di guasto, dove :
       Ng = numero di  elementi guasti dopo un tempo t,
       N   = numero di elementi ancora funzionanti dopo lo stesso tempo t,
potremo definire la sicurezza S(t) come segue:

S (t) = e-lt
-       per t = 0     sarà  S = 1, 
cioè:  la sicurezza è totale,  ovvero: un elemento non può manifestare alcun guasto prima      

che entri in funzione.

-       per  t = :   sarà   S = 0 ,   
cioè:   dopo un certo tempo di attività avverrà certamente un guasto.

Le due conclusioni estreme,  appaiono ovvie, tuttavia  esse forniscono alcune indicazioni
 1)  per aumentare le probabilità che un elemento entri regolarmente in funzione quando è richiesto, occorre che esso sia tenuto  costantemente in prova.
Le verifiche ad intervalli opportuni (alcune  previste dalle leggi), servono a mettere in evidenza difetti e insufficienze che possono insorgere durante il periodo di inattività di un elemento. Essi, manifestandosi nel momento in cui l'elemento d'impianto verrà messo in servizio, comporteranno conseguenze più o meno gravi, ma certamente gravissime se l'elemento è necessario per la sicurezza.
Gravi, ad esempio sarebbero la mancata attivazione dell'impianto di illuminazione di sicurezza, di un gruppo elettrogeno, di una pompa antincendio, etc.

2) esiste un tempo di vita per ogni elemento, trascorso  il quale esso deve essere  sostituito se si vuole allontanare nel tempo quel guasto che prima o dopo si verificherà.
La manutenzione programmata e quella straordinaria hanno lo scopo di tenere sotto controllo il tempo di vita dei singoli elementi e del sistema.

b) Probabilità di guasto:
Potremo dire che   1 - S(t)   rappresenta  la probabilità che si verifichi un guasto durante il  tempo di funzionamento “t”
La scelta di materiali con piccolo tasso di guasto aumenta la sicurezza a parità di tempo di funzionamento. Nella  fig. 1 sono messe a confronto le curve di sicurezza relative a diversi valori del parametro l.





Normative Tecniche sicurezza apparecchiature

marchio CEI IMQ CE


3.     Normativa tecnica per le apparecchiature e le installazioni elettriche

La normativa tecnica viene riconosciuta dalla legge come “regola dell’arte”, essa costituisce, quindi un modello di buona tecnica costruttiva che non ha bisogno di ulteriori riconoscimenti; è possibile realizzare opere, materiali e apparecchiature in modo diverso, ma in tal caso deve essere dimostrato di aver operato secondo norme di buona tecnica.
Per la redazione della normativa operano diversi Comitati ed Enti, nazionali e internazionali, che emanano norme tecniche, alle quali spesso si rifanno  i governi nell'emanare leggi riguardanti la sicurezza.
Di seguito vengono indicati gli enti che si occupano della normativa riguardante i materiali, le apparecchiature e le installazioni elettriche:

3.1   Enti normatori:

CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano):
E' stato fondato nel 1907 dall'AEI (Associazione Elettrotecnica Italiana) ed è stato ricostituito nel 1964 ad iniziativa dei soci rifondatori:
CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche);
AEI (Associazione Elettrotecnica Italiana);
ANIE  (Associazione Nazionale Industrie Elettrotecniche ed Elettroniche).        
IEC (International Electrotechnical Commission)
CEEel (International Commission on Rule for the Approval of Electrical Equipment)
CENELEC (European Committee for Electotechnical Standardization.
ISPESL  (Istituto Superiore per la Prevenzionee la Sicurezzadel Lavoro) costituito con DPR n. 619 del 31.7.1980, come previsto dalla legge n.833/78.
UNI e altri enti normatori nazionali
Anche l’ENEL ha emanato alcune norme riguardanti soprattutto gli allacciamento delle utenze ai vari livelli di tensione e l’interfaccia con gli autoproduttori.

3.2  Contrassegni che garantiscono la conformità alle norme:

CEI  -  IMQ  -   CE  -  H: per i cavi di bassa tensione (HAR: accordo tra la maggior parte dei paesi europei)  

La sicurezza nel settore elettrico


sicurezza nel lavoro


2. La sicurezza nel settore elettrico cosa dice la  Legislazione riguardante il settore elettrico

Alcune leggi riguardano, in modo specifico, la sicurezza dei materiali, delle apparecchiature e delle installazioni elettriche, si richiamano in particolare le seguenti:
-       DPR n. 547 del 27.4.1955: "Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro"
-    DPR n. 322 del 20.3.1956:"Norme per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del lavoro nell'industria della cinematografia e della televisione"
-    DPR n. 323 del 20.3.1956: "Norme per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del lavoro negli impianti telefonici".
-      DL 19.9.1994 n. 626: "Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro".
-        Legge n. 186 del 1.3.1968: "Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni e impianti elettrici e elettronici".
-        Legge n. 791 del 18.10.1977: "Attuazione della direttiva del Consiglio delle Comunità europee (n. 72/73 CEE) relativa alle garanzie di sicurezza che deve possedere il materiale elettrico destinato ad essere utilizzato entro alcuni limiti di tensione"
-        Legge n. 46 del 5.3.1990: "Norme per la sicurezza degli impianti".
-        DPR n. 392 del 18.4.1994: "Regolamento recante disciplina del procedimento di riconosci- mento delle imprese ai fini della installazione, ampliamento e trasformazione degli impianti nel rispetto delle norme di sicurezza".
-        DM 20.2.1992 (Min. Comm. Ind. Artig.): "Approvazione del modello di dichiarazione di conformità dell'impianto alla regola d'arte di cui all'art. 7 del regolamento di attuazione della legge 5 marzo 1990, n. 46, recante norme per la sicurezza degli impianti".
-        DM 22.4.1992 (Min. Comm. Ind. Artig.): "Formazione degli elenchi dei soggetti abilitati alle verifiche in materia di sicurezza degli impianti".

Firma digitale ed e-commerce


Dati sempre al sicuro è possibile apporre la firma digitale ai documenti e proteggere i file con un sistema di crittografia, Il software per la firma digitale, firma elettronica qualificata e crittografia ideale per il privato, il professionista e la piccola impresa


sicurezza web La caratteristica fondamentale di Sign’nCrypt, il software di  Digitaltrust per la firma digitale e la crittografia dei dati, che lo contraddistingue dagli  altri applicativi simili è l’estrema facilità e immediatezza d’uso.
La diffusione dei sistemi di protezione mediante  crittografazione e certificazione è stata finora penalizzata dalla complessità d’utilizzo  dei software, che spesso richiedono conoscenze approfondite dell’argomento e prevedono procedure macchinose  per l’uso dei sistemi integrati. Sign’nCrypt è la soluzione per tutti, aziende e privati, poiché con pochi clic si  può cifrare e decifrare un file o apporvi la firma digitale. Il tutto avviene dalla comoda  interfaccia, scarna ed essenziale ma funzionale e intuitiva seppure in inglese, suddivisa in due sezioni. In quella per la  protezione dei documenti edei file mediante sistemi di crittografia è sufficiente selezionare il profilo da utilizzare,  l’utente nella lista a cui è indirizzato l’oggetto e premere il tasto di esecuzione. L’apposizione  della firma digitale e la protezione del file avvengono in una manciata di secondi.

Per riportare in chiaro il documento è sufficiente selezionare  la voce VERIFY/DECRYPT ed eseguire sostanzialmente la procedura inversa.Nel programma  questo genere di operazioni sui file è molto semplificato, ma affinché il sistema funzioni è necessario  disporre dei certificati contenenti la firma digitale o la chiave relativa agli utenti con cui si voglio condividere i documenti.  Infine, selezionando la voce SEND TO MAILBOX si  può inviare l’oggetto a Outlook pronto per essere spedito via posta elettronica. Si basa su chiavi pubbliche per poter cifrare, riportare in chiaro e  quindi leggere e verificare la correttezza dei documenti  crittografati o certificati da firma elettronica.

L’interfaccia amichevole permette di rendere semplici  e intuitive le complesse operazioni di crittografia  e di firma digitale


Sign'ncrypt è un applicativo di digitaltrust (www.digitaltrust.biz) - Strategic Business Unit di ICE (Internet  entre of Excellence) - che permette ad organizzazioni senza particolari skill informatiche di crittografare e firmare digitalmente documenti confidenziali per  essere poi trasmessi attraverso le reti pubbliche ed, in particolare, Internet. Sign’ncrypt nasce da un’esigenza reale, infatti il software, basato sul modello chiave pubblica/privata asimmetrica (PKI), viene utilizzato per garantire l’impersonificazione, l’integrità e la confidenzialità delle informazioni trasmesse.

Excel foglio di calcolo


In questo articolo vedremo come:
  • Suddividere una formula complessa per controllarne le varie fasi. 
  • Memorizzare le impostazioni di un foglio di lavoro e richiamarle in qualsiasi momento.
  • Come creare elenchi personalizzati per inserire sequenze ordinate di dati


excel Excel offre alcune funzioni che  aiutano chi si trova a fare i conti con formule complesse. In questi casi uno dei rischi che   potete correre è quello di sbagliare la digitazione di una parte della formula, anche di un solo fattore, e ritrovarvi  quindi con dei risultati sbagliati. Sarebbe comodo perciò poterne controllare lo sviluppo, suddividendola in modo da avere un controllo più preciso sulla sua realizzazione complessiva. Con questo sistema si potranno determinare  i valori delle varie parti che compongono la formula, in relazione ai dati coinvolti. Per fare questo le operazioni  da compiere sono veramente poche: dopo avere visualizzato la formula  complessa sulla barra delle funzioni, selezionate la parte che dovete controllare, e premete il tasto funzione  F9. Comparirà,  al posto della formula, il suo valore numerico, e questo vi consentirà di controllare  dove si sono verificati errori. Per ripristinare la sua  visualizzazione vi basterà a questo punto premere il tasto ESC. 


VISIONE PERSONALE
In Excel esistono alcune funzioni che  vengono poco usate, ma che sono di notevole utilità, soprattutto  quando si ha la necessità di produrre rapidamente  una grande mole di lavoro. Una di queste è quella chiamata VISUALIZZAZIONI   e consente di memorizzare le impostazioni complessive del foglio di Mettere ordine Suddividere una formula complessa per controllarne le varie fasi s Ecco come memorizzare  le impostazioni di un foglio di lavoro e richiamarle in qualsiasi momento s Come creare elenchi personalizzati per inserire sequenze ordinate di dati lavoro. Queste possono riguardare sia il  formato video sia quello di stampa.  Ogni visualizzazione personalizzata includerà le impostazioni di stampa, la percentuale di zoom attiva al momento,  la dimensione della finestra e la posizione del foglio di lavoro, la posizione del cursore oltre alle impostazioni relative alle colonne e alle righe. La  comodità è evidente: si potrà passare dall’una all’altra semplicemente selezionando  la nuova impostazione, senza andare a modificare in maniera permanente il formato originale del foglio di  lavoro. Per attivare una visualizzazione personalizzata, una volta scelte le caratteristiche del foglio di lavoro, fate clic sulla voce VISUALIZZA/ VISUALIZZAZIONI
PERSONALIZZATE.  Dalla finestra che si  apre fate clic su AGGIUNGI e date un nome alla  visualizzazione. Adesso, dal medesimo percorso, potrete richiamare in ogni momento quella preferita, così
come cancellarla.  


ELENCHI FACILI
Gli elenchi dati predefiniti,  in Excel, sono una sequenza di valori alfanumerici  che possono agevolare il  nostro lavoro. Un esempio è quello delle date: se voi in una cella digitate la parola LUNEDÌ e poi utilizzate la funzione di riempimento automatico, trascinando  il cursore a forma di croce nelle celle adiacenti, vedrete che queste si riempiono con la sequenza ordinata dei  giorni della settimana. Anche voi potere realizzare velocemente  degli elenchi personalizzati, tenendo presente però che in ogni caso il primo carattere utilizzato non dovrà
essere un numero. Per fare questo vi basterà scrivere un’unica volta la sequenza  dei dati desiderati  all’interno di celle poste nella stessa riga o colonna, selezionarla e fare clic su STRUMENTI/ OPZIONI, scegliendo quindi la scheda ELENCHI. Selezionate poi IMPORTA e  verrà creato un nuovo elenco. Potete fare questo anche dalla finestra OPZIONI/ ELENCHI, avendo semplicemente l’accortezza di separare tra di loro i vari dati mediante la pressione del tasto  INVIO, e non utilizzando la virgola come sembrerebbe suggerire la modalità di visualizzazione sulla finestra di sinistra.

excel trucchi e  guida
  1. Primi passi  di Excel
  2. Foglio di lavoro
  3. Righe Celle e Colonne
  4. Formato del Testo
  5. Comandi Barra degli Strumenti
  6. Dati e Formule
  7. Operazioni di copia e spostamento
  8. Funzioni Predefinite
  9. Funzioni del foglio di lavoro
  10. Funzione Conta e Somma SE
  11. La formattazione condizionale
  12. Costruire un Grafico
  13. Filtri, intestazioni e piè di pagina
  14. Stampare Foglio di Calcolo
  15. Trucchi per personalizzare Excel




WORLD WIDE WEB


WORLD WIDE WEB
(ragnatela a scala globale) abbreviato anche in o W3 o W.W.W., è il programma che consente di muoversi rapidamente nel mondo di Internet limitandosi a leggere il testo che compare e a selezionare oggetti o voci menzionati nel testo stesso, di cui si vuole sapere di più, e segnalati come "puntatori". nei testi W., infatti, le parole sottolineate, o comunque marcate, operano come puntatori, ossia, se selezionate, consentono di recuperare documenti nei quali l'argomento che interessa è approfondito. P. es., se nel testo appare la citazione del titolo di un articolo e questo è marcato come puntatore, basta selezionarlo perché appaia sul video quell'articolo, che può essere memorizzato tanto sulla macchina del server (programma che fornisce le informazioni richieste ai clienti, i quali per fare le domande si servono di programmi client) con cui si è direttamente collegati quanto su una qualsiasi altra macchina della rete in qualunque parte del mondo.

§ Rilevazioni sul traffico Web. Come per lo studio delle abitudini dei telespettatori riscontri del tipo di quelli forniti dagli indici Auditel sono divenuti indispensabili per i produttori TV e per le agenzie pubblicitarie, così per chiunque voglia operare seriamente sul Web è di grande importanza disporre di dati attendibili sul traffico relativo a determinati siti, per conoscere chi li ha visitati, per quale motivo e quanto a lungo si è trattenuto. Per fornire agli interessati dati di questo genere sono sorte apposite società. Il primo servizio di misura e analisi in ambito Web è comparso nel 1994: si tratta della I/Pro, in grado di fornire ai clienti un quadro particolareggiato del traffico sul proprio sito, in assoluto o suddiviso per giorni della settimana, orario, regione e Paese, con indicazione del numero di visite totali e di pagine viste. Un'altra società di misura e analisi del Web è Pc Meter, che ha adottato una metodologia simile a quella dell'Auditel per lo studio dell'utilizzo domestico del personal computer al fine di analizzare il tempo che gli utenti passano a navigare sul Web e a utilizzare le applicazioni del desktop
Ha iniziato nel 1995 con un campione di 500 nuclei familiari, che attualmente sono passati a 10.000, tutti dotati di computer capaci di supportare Windows; ognuno di questi computer è stato equipaggiato con il software preparato dalla Pc Meter. In questo modo è possibile memorizzare quali programmi vengono usati e quanto si resta collegati a Internet; sono registrati anche le Url cui si accede. Una soluzione basata sull'architettura ISDN e chiamata "Web on demand" consente di disporre a casa, o in azienda, di un proprio nodo Internet sempre attivo, sul quale però non grava la voce di costo più elevata per i siti Internet, quella relativa alla linea dedicata. Dato che l'ISDN è un sistema di telecomunicazione digitale sempre attivo, il concetto è quello di utilizzare questo canale telematico, pagando solo per il tempo effettivo di connessione. In pratica, l'utente che desidera collegarsi a un dato nodo remoto si rivolge a un apposito server Web connesso con Internet mediante ISDN (con un costo di poco superiore a quello di una linea telefonica normale); il server Web provvede a inoltrare un segnale di sveglia (ring) al nodo richiesto, che si attiva diventando disponibile al collegamento con l'utente, in un tempo di circa 20-25 secondi. Web on demand risulta particolarmente vantaggioso per siti diffusi a basso traffico (se il traffico è elevato, il vantaggio economico si perde, perché il sistema utilizza comunque una rete soggetta a tariffa a tempo). 
Un'azienda con sito Intranet-Extranet avrebbe indubbi vantaggi nel rendere possibile a determinate persone l'accesso diretto al nodo aziendale; per ottenere tale risultato basterebbe munire il personal computer delle persone abilitate di un modulo per attivare il sito in questione.

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