venerdì 11 maggio 2012

Configurare correttamente linux

Linux


Configurazione degli account di Linux

Per proseguire e, nel caso vi sia una scheda di rete riconosciuta nel sistema, in molte distribuzione viene chiesto di configurare i parametri della  LAN. Le opzioni comprendono la gestione automatica tramite DHCP, il gateway, gli indirizzi DNS e l’IP di rete. Tutte queste informazioni sono fornite dall’amministratore  della LAN, perciò nel caso in cui il pc non necessiti del supporto per il networking oppure non si dispone dei dati per procedere nella configurazione, lasciare invariate le impostazioni proposte e fare clic sul pulsante per proseguire. 
A questo punto bisogna impostare il firewall integrato in tutte le distribuzioni Linux. Praticamente tutte le routine permettono di selezionare differenti livelli di protezione (alta, media o bassa) o di disabilitarla. Per un uso del pc prevalentemente orientato a Internet si consiglia di impostare il livello medio, che consente sostanzialmente di bloccare l’accesso in remoto alle risorse del sistema, mentre selezionando un’elevata protezione si rischia di pregiudicare la corretta navigazione, poiché in alcune situazioni possono essere bloccati gli streaming audio e  video, le connessioni FTP e i trasferimenti di file via IRC. Inoltre, non selezionare nessuna porta come fidata poiché si tratta di impostazioni prevalentemente rivolte all’ambito LAN e si può incorrere nel rischio di accettare richieste  di connessione non autorizzate. La configurazione degli account per accedere al sistema  merita alcune considerazioni. 
L’utente root è a tutti gli effetti l’amministratore del sistema, quindi gode dei privilegi più elevati e può compiere praticamente qualunque operazione in Linux. Ereditato da Unix, questo profilo  deve sempre esistere perché solo effettuando il log-in in questa modalità si possono eseguire le operazioni di  amministrazione e gestione, ma per un uso normale è consigliabile definire un altro account con privilegi inferiori.  Per quanto riguarda le password, malgrado alcune distribuzioni permettono l’inserimento di parole chiave composte da soli caratteri o addirittura consentono di non definirne, Linux si basa  sull’ utenticazione mediante questo sistema e quindi è buona norma farne uso.
 Il formalismo  standard applicato in ambito di rete prevede una password composta da circa sei/otto caratteri e costituita da numeri e lettere (alfanumerica) maiuscole e minuscole.Per esempio, pinguino74. In questo modo si rende più sicuro il sistema da  accessi indesiderati e si sfruttano tutte le tecnologie di protezione integrate. Linux è un sistema “case sensitive” ovvero, a differenza  di Windows, c’è sostanziale differenza tra le lettere maiuscole e quelle minuscole e corrispondono a caratteri  diversi. Perciò le password PINGUINO74, Pinguino74, PinguinO74, piNguiNo74 e pinguino74 sono profondamente diverse e lo stesso discorso vale anche per gli account. È quindi indispensabile prestare attenzione a come si scrivono e si digitano queste parole poiché si pregiudica l’autenticazione alla schermata di log-in  e non viene permesso di accedere al sistema, dato che per Linux si sta immettendo una password differente da  quella memorizzata. 
Si può assegnare all’account root per esempio la password pinguino74, mentre nelle opzioni che permettono di configurare un nuovo utente inserire un identificativo (utente1), la parola chiave (prova11) e il nome completo, cioè il nome e cognome della persona a cui corrisponde il profilo. Confermare e procedere con l’installazione. Viene  a questo punto chiesto quale algoritmo di crittografia utilizzare per rendere indecifrabili le parole chiave memorizzate nel sistema. Queste impostazioni sono indispensabili  soprattutto se il computer è collegato alla rete, lasciare invariata la configurazione e proseguire.

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