sabato 28 aprile 2012

IMMIGRAZIONE IN ITALIA



immigrazione regolare

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA

Attualmente, quindi, possiamo operare una distinzione tra:
IMMIGRAZIONE REGOLARE , IRREGOLARE e CLANDESTINA.
Sono considerati immigrati regolari tutti i cittadini stranieri il cui ingresso e la cui permanenza nel territorio dello Stato avvengono nel rispetto delle condizioni di legge,  ovvero rispettivamente :

-        in possesso di passaporto valido o documento equipollente, salvo i casi di esenzione .
-   muniti di permesso di soggiorno o di carta di soggiorno, rilasciati a norma di legge o in possesso di permesso o titolo equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente all’UE, nei limiti ed alle condizioni previste da specifici accordi .
 Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo che le Convenzioni Internazionali in vigore per l’Italia ed il Testo Unico non dispongano diversamente.  
Egli, inoltre, può partecipare alla vita pubblica e gli è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la Pubblica  Amministrazione  e nell’ accesso ai Pubblici Servizi.
Considerando l’attuale situazioni in Italia possiamo affermare che:
-  l’immigrazione ha raggiunto in Italia un notevole stadio d’insediamento, desumibile dall’alto tasso di stabilizzazione di alcune comunità e dall’elevata presenza di permessi di soggiorno per motivi di famiglia e di lavoro, oltre che dal numero crescente di minori;
-     l’area di emigrazione verso l’Italia è molto vasta ed è costituita da Paesi appartenenti a tutti i continenti: tuttavia le comunità più ampie provengono dai paesi limitrofi del Nord- Africa e dell’ Europa dell’Est e da alcuni paesi dell’area asiatica  (soprattutto Filippine e Cina) .
 Il nostro Paese si conferma, dunque, come meta privilegiata di flussi          provenienti dall’insieme dei paesi c.d. a forte pressione migratoria (in via di sviluppo o ad economia pianificata ) che, nella terminologia adottata dall’ISTAT , comprende i Paesi dell’ Europa Centro - orientale, dell’Africa, dell’Asia (ad eccezione di Israele e Giappone) e dell’ America centro-meridionale . 
Tra queste presenze, particolare rilievo assumono per la loro intensità gli ingressi, seguiti solo in parte da soggiorni sia temporanei che stabili, di “rifugiati socio economici” (che sfuggono cioè da situazioni di sottosviluppo e crisi socio- economica) come gli albanesi e di “displaced persons” (persone che lasciano i loro paesi devastati da conflitti e guerre civili), provenienti prima dalla ex-Jugoslavia e, più recentemente dal Kurdistan e dal Kosovo.
Sembrerebbe, quindi, che anche in Italia si stia gradualmente affermando il modello migratorio dei Paesi europei di più antica immigrazione  nei quali si assiste ad una
forte concentrazione degli stranieri in base al loro paese di provenienza: basti citare il caso della Germania, Paese nel quale la comunità turca, la più consistente in Europa, quella della ex-Jugoslavia e quella italiana, rappresentano più della metà degli immigrati.
In qualche caso, il legame bilaterale tra paese di origine e di destinazione dei flussi è ancora più selettivo, in particolare quando trova le sue radici nel passato coloniale: tipico il caso dei cittadini algerini che si sono insediati in modo pressoché esclusivo in Francia. Allo stesso modo se, da un lato, in Italia cresce l’importanza di alcuni paesi come luoghi di origine dei flussi migratori, dall’ altro, per questi stessi Paesi l’Italia rappresenta una meta privilegiata, seppure tutt’altro che esclusiva.
Ad esempio per il Marocco il nostro paese rappresenta il quarto in ordine di destinazione dopo Francia e Libia, e infine, nel caso dell’ Albania, l’Italia rappresenta la terra di emigrazione principale .

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